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Ottimizzazione dei sistemi agricoli conservativi attraverso una migliore gestione delle tecniche colturali - Numero domanda di sostegno: 500516

Obiettivi e finalità del progetto

Negli ultimi anni, l’opinione pubblica ha riscoperto l’importanza dell’attività agricola, attribuendole un ruolo centrale per il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza e qualità alimentare, tutela ambientale,
mitigazione dei cambiamenti climatici e salvaguardia del territorio. Dopo l’aria e l’acqua, finalmente anche il suolo è percepito da larga parte dell’opinione pubblica come risorsa naturale finita, da proteggere e da conservare.

A livello internazionale, infatti, sono sempre più numerosi i casi in cui il mondo agricolo si trova a dover individuare e valutare sistemi di gestione alternativi, che permettano di migliorare/mantenere gli attuali livelli produttivi e che, allo stesso tempo, si contraddistinguano per una minor impronta ambientale ed un utilizzo più responsabile delle risorse naturali.
L’Agricoltura Convenzionale è sempre stata considerata come il punto di riferimento per la produzione di alimenti per l’uomo e per gli animali, soprattutto grazie all’enfasi sull’intensificazione produttiva, dando origine ad un’attività altamente specializzata, molto intensiva per il capitale ed estremamente dipendente dagli input esterni. Negli ultimi anni, tuttavia, ha trovato sempre più riscontro, nel sentire comune, la preoccupazione che, al sopraggiungere di una riduzione della quantità degli input da immettere nel sistema agricolo, si possa assistere ad una progressiva riduzione delle rese e delle produzioni di alimenti, affiancate ad un visibile degrado ambientale.
In aggiunta, la forte contrazione del tenore in sostanza organica dei suoli in AC, dovuta principalmente alle mono-successioni (con ricorrente asportazione dai terreni dell’intera biomassa colturale), alla scomparsa della praticoltura negli avvicendamenti colturali e alla sempre più ridotta quantità di letame distribuita negli appezzamenti, ha portato inevitabilmente ad una riduzione dell’attività microbica e della biodiversità nel suolo.

Le conseguenze che, a catena, vengono innescate si concretizzano in una diminuzione della fertilità, dovuta ad una riduzione del tasso di humificazione, ad una conseguente minor quantità di nutrienti rilasciati e disponibili, ad una ridotta stabilità strutturale del suolo e ad una diminuzione della disponibilità di acqua necessaria per la crescita e per l’attività biologica delle piante.

L’utilizzo razionale ed efficiente di alcuni fattori di produzione, come concimi chimici di sintesi e principi attivi erbicidi e pesticidi, sta alla base della necessità – più volte rimarcata – di ridurre lo spreco di input e l’inquinamento ambientale che, talvolta, ne consegue.
Da questo punto di partenza, in relazione alle più importanti problematiche attuali, quali, l’incremento
della popolazione mondiale con la conseguente necessità di aumentare la produzione di cibo, la gestione
sostenibile delle risorse naturali, i cambiamenti climatici, la scarsità idrica, la volatilità dei prezzi dei
prodotti agricoli, è diventata evidente la necessità di ripensare i sistemi agricoli, disegnando un graduale
cambiamento delle tecniche agricole, che può essere riassunto con l’espressione “intensificazione
sostenibile della produzione agraria.
Una delle vie percorribili per salvaguardare al contempo l’obiettivo produttivo e quello di aumentare il
grado di sostenibilità del comparto agricolo, è indicata come Agricoltura Conservativa o Sostenibile (AS) opportunamente declinata nelle varie condizioni pedo-climatiche ed organizzative.
In questo scenario di revisione degli agrosistemi, l’agronomia e gli agricoltori possono contribuire a essere parte della soluzione, ideando ed adottando sistemi produttivi maggiormente equilibrati nei confronti delle esigenze ambientali.

L’Agricoltura Conservativa rappresenta una multiforme risposta a questa necessità di tutela della risorsa suolo, pur in un contesto di intensificazione produttiva dal carattere sostenibile. I principali benefici che essa si propone nei confronti del terreno agrario sono la riduzione dell’erosione, la conservazione dell’acqua e della sostanza organica, il miglioramento o la conservazione della salute fisica, chimica e biologica del suolo.

Oltre a questi vantaggi, legati direttamente al suolo, si ottengono anche una maggiore flessibilità nelle operazioni colturali, da cui una migliore efficienza del lavoro e della manodopera, e infine una riduzione del traffico veicolare, con conseguenze positive sulla porosità del terreno e sul risparmio energetico dei carburanti fossili.

Il principale obiettivo della presente proposta di progetto è promuovere un’agricoltura sostenibile, che
mantenga gli elevati standard produttivi quanti-qualitativi attuali e nel contempo tuteli le risorse naturali sulle quali si fonda la produzione di alimenti, e in particolar modo il suolo. Il percorso scelto per il raggiungimento di tale obiettivo prevede lo studio e l’adozione di sistemi colturali conservativi, attraverso l’applicazione di tecniche e pratiche agronomiche che favoriscono l’accumulo di sostanza organica nel suolo, riducendone al contempo la perdita per mineralizzazione, e che portino ad un utilizzo più razionale degli input, costosi, non-rinnovabili e spesso con un forte impatto ambientale.

A tal proposito, è opportuno far rilevare che in questo progetto si configura anche un obiettivo non ricadente negli ambiti di intervento, ma pur sempre presente nelle priorità generali del PSR, ovvero quello di ridurre l’utilizzo dei concimi minerali di sintesi (soprattutto azotati, grazie alla coltivazione di cover crop azotofissatrici, al corretto dosaggio e timing delle concimazioni) al fine di ridurre l’inquinamento generato dall’attività agricola e di migliorare la qualità delle acque.