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Recupero di alcune razze avicole della regione Emilia-Romagna. Una ricerca finanziata dalla Provincia di Parma e realizzata dall’Università degli Studi di Parma - Conferenza stampa 7 giugno 2005

COMUNICATO STAMPA

 

 

Recupero di alcune razze avicole della regione Emilia-Romagna. Una ricerca finanziata dalla Provincia e realizzata dall’Università degli Studi di Parma

 

Salvaguardare alcune razze di polli autoctone del territorio regionale: è oggi possibile grazie ad un progetto finanziato dalla Provincia di Parma e realizzato da un gruppo di ricerca del dipartimento di Produzioni Animali, Biotecnologie Veterinarie, Qualità e Sicurezza degli Alimenti dell’Università degli Studi di Parma. Il gruppo formato dal Alberto Sabbioni, Alessio Zanon e V. Beretti, ha intrapreso da alcuni anni una ricerca per valutare le modalità di accrescimento, i consumi di alimento e le caratteristiche qualitative delle carcasse e delle carni di soggetti Modenesi e Romagnoli allevati all’aperto, oltre a studi orientati a definire la produzione di uova e le loro caratteristiche fisico-chimiche. La ricerca si è resa necessaria per ottenere dati utili ad un reinserimento delle stesse razze nella filiera produttiva, optando quindi per una tipologia di salvaguardia genetica “in situ”.

La tutela della biodiversità in zootecnica appare oggi, infatti, un obiettivo primario, legato in particolar modo all’aumento della sensibilità verso problematiche di conservazione dell’ambiente rurale e di recupero delle qualità delle produzioni alimentari di un tempo.

È noto che l'avicoltura in Italia, come negli altri paesi a zootecnia avanzata, si rivolge ormai a “ibridi commerciali”, a diffusione cosmopolita, in grado di ottenere prestazioni molto intense in brevi tempi. Ciò con riferimento sia alla produzione di carne che di uova. Le razze autoctone ancora presenti, escluse da tempo dal circuito produttivo negli allevamenti intensivi, rappresentano quindi un serbatoio di variabilità molto importante, e la loro scomparsa potrebbe portare alla perdita di un patrimonio genetico potenzialmente utile, in relazione all'adattamento dei soggetti, alla qualità dei prodotti o alla resistenza ad agenti patogeni.

Una recente indagine condotta a livello nazionale, relativa alla identificazione delle razze avicole e ad una stima della loro consistenza, ha concluso che circa il 61% delle razze storicamente conosciute deve considerarsi ormai estinto, il 13% minacciato, il 17% scarsamente diffuso e solo il 9% diffuso. Anche se le informazioni, su alcune delle razze allora considerate estinte, sono state successivamente aggiornate in senso positivo, le indicazioni della ricerca orientano verso una seria preoccupazione nei confronti del mantenimento della biodiversità in campo avicolo.

Da un punto di vista scientifico, la progressiva riduzione della variabilità genetica all’interno delle razze c.d. cosmopolite, se da un lato soddisfa le esigenze di una parte degli operatori di filiera (omogeneità delle produzioni e delle tecniche di lavorazione e trasformazione della carne), dall’altra deve seriamente preoccupare, dal momento che: a) rende gli animali meno flessibili nelle loro risposte ad improvvise variazioni ambientali o a patologie poco note o emergenti, b) espone le produzioni animali ad un appiattimento quanti-qualitativo, con ripercussioni negative per il consumatore, c) contribuisce alla riduzione dell’attività zootecnica nei comprensori in possesso di minori potenzialità economiche, contribuendo al loro degrado sociale ed ambientale.

E’ evidente che tale attività non si deve porre in alternativa alla avicoltura tradizionale, ma semplicemente rappresentare un complemento della stessa, utile per particolari tipologie produttive, rappresentate essenzialmente dagli allevamenti all’aperto, biologici e non.

Le razze oggetto di studio presso l’Università di Parma sono rappresentate dal pollo Modenese, dal pollo Romagnolo e dal tacchino di Parma e Piacenza.

 

POLLO MODENESE

Descritto già dagli inizi del secolo scorso (Mazzon, 1932), non è una razza primitiva, poiché sembra che derivi da incrocio, e successivo meticciamento, fra le razze Livorno dorata, Livorno bianca e Megiarola; è caratterizzata dalla presenza di soggetti di taglia medio-grande (peso vivo nel maschio kg 2,5-3,2, nella femmina kg 1,9-2,6) con livrea dorata frumento o dorata frumento blu. Produce uova a guscio bianco, con peso medio attorno a 50-55 g.

La consistenza attuale, legata all’attività di recupero finora operata presso l’Università di Parma, ammonta a circa 300 riproduttori, distribuiti essenzialmente nelle province di Parma, Reggio Emilia e Modena.

POLLO ROMAGNOLO

Il pollo Romagnolo è invece una razza primitiva di pollo, piuttosto uniforme nei caratteri, di taglia un poco sotto la media, definita già da Trevisani (1936) come il “tipo perfetto della gallina di fattoria e per i campi estesi”. E’ caratterizzata da una cresta semplice di grandezza media, diritta nel gallo e piegata nella gallina, di colorito rosso intenso, tessitura fine senza presenza di granulazioni. I bargigli sono alquanto sviluppati, gli orecchioni di forma ovale, piccoli, colore crema chiari, lisci, talvolta ombreggiati di blu specie nei soggetti giovani. La pelle varia di colore e può essere gialla o bianca. I tarsi variano dal giallo puro al giallo maculato, al verdognolo ed al totalmente scuro. La livrea è alquanto varia, come dimostrato anche dalle poche foto dell’epoca, ma sono comuni il mantello argentato, il grigio “argento fiocchi neri”, il rosso dorato "oro fiocchi neri", il bianco e il perniciato. Il peso del gallo va dai 2,0 ai 2,5 kg, quello della gallina è di circa 2,0 kg. Il pollo Romagnolo è considerato particolarmente robusto e con un comportamento “selvatico” che lo spinge, avendone la possibilità, a passare la notte sui rami degli alberi, piuttosto che nel pollaio; la fetazione media annuale raggiunge le 150 uova del peso medio di 55 g. Questa razza fu oggetto di selezione sia presso la Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo, sia presso l’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Ravenna, che ottenne gruppi omogenei di varietà dorata e grigia. Il pollo Romagnolo, a causa della localizzazione geografica del suo allevamento in zone votate all’allevamento avicolo di tipo industriale, subì nel secolo scorso numerosi incroci e venne gradualmente sostituito nelle zone di origine con razze più precoci e produttive.

L’attuale consistenza, legata all’attività di recupero finora operata presso l’Università di Parma, ammonta a circa 500 riproduttori, distribuiti essenzialmente nelle province di Parma, Modena, Forlì-Cesena e Ravenna.

 

TACCHINO DI PARMA E PIACENZA

Descritto già in testi di Avicoltura della metà del secolo scorso (Vecchi A., 1944; Cornoldi G., 1965), è una razza rappresentata da soggetti di taglia alquanto più grossa rispetto ad altri tacchini locali e con piumaggio per lo più grigiastro, privo di riflessi cangianti, e quindi non suscettibile ad essere confuso con il tacchino di colorazione Bronzata, tipico degli allevamenti industriali. La pelle del tacchino di Parma e Piacenza è di un color bianco intenso, tanto da rappresentare un parametro di distinzione delle carcasse con quelle del tacchino di Romagna, dotato invece di pelle giallastra.

Dopo la segnalazione di alcuni capi nella zona collinare di Piacenza, prontamente recuperati e riprodotti, altri animali sono stati reperiti in periodi successivi nella zona di Parma.

Attualmente la popolazione ammonta a non più di cinquanta soggetti adulti, per cui al momento l’azione di salvaguardia non può sicuramente considerarsi conclusa.

Grazie all’interessamento della Provincia di Parma si è avviata in questi ultimi tre anni la reintroduzione di queste razze sul territorio provinciale, attraverso la fornitura di uova o pulcini agli allevatori che ne hanno fatto richiesta.

L’obiettivo è quello di arrivare in breve ad un nucleo di “allevatori custodi” che garantiscano la sopravvivenza delle razze ed anche una loro valorizzazione economica.

Il numero delle uova e dei soggetti distribuiti a quanti ne hanno fatto richiesta è stato, a partire dal 2003 e fino ad oggi, pari a oltre 1000 uova e 2000 fra pulcini e tacchinotti, a dimostrazione dell’interesse reale che l’iniziativa suscita in quanti sono coinvolti, a vario titolo (allevatori, ristoratori, titolari di attività di agriturismo e fattorie didattiche, semplici appassionati, ecc.) nell’allevamento delle specie da cortile. Va poi notato che, a seguito del lavoro svolto, anche le istituzioni delle zone di origine hanno manifestato interesse: ad esempio, il pollo Romagnolo, salvato dal pericolo di estinzione a Parma è stato reintrodotto nella sua zona di origine, dove gode attualmente di un particolare interesse, legato al suo utilizzo nella ristorazione.

 

Parma, 7 giugno 2005.

______________________

Ufficio stampa Provincia di Parma

tel. 0521 210618, fax 0521 210611

www.portale.parma.it

www.ente.provincia.parma.it

 


data di creazione: 06/06/2005
data di modifica: 05/10/2005
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